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Reputation Today n° 21 - giugno 2019


EDITORIALE - "Impresa etica ed etica del lavoro" - Giuseppe de Paoli

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C“Impresa etica” è una definizione ambiziosa per delineare la necessità che un’azienda sappia andare “oltre” il puro profitto, rispettando alcuni valori morali. Adriano Olivetti sosteneva che un’impresa diventa “etica” quando sa accettare le sfide del mercato ma sa mantenere la sua specificità, riconoscere il valore centrale delle persone, ridistribuire ricchezza nei territori in cui opera.
“L’impresa – diceva Olivetti – non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia.’’
Un obiettivo nobile che però oggi passa, non di rado, in secondo piano viste le difficoltà strutturali del nostro mercato del Lavoro ed il clima di sfiducia che coinvolge soprattutto le nuove generazioni. Eppure l’etica in azienda è fondamentale anche in periodi difficili come l’attuale, tantopiù nell’ambito delle nuove tecnologie che hanno un notevole impatto sulle nostre vite.
L’intelligenza artificiale offre grandi opportunità, soprattutto nell’ambito della medicina e dell’istruzione, della produzione industriale ma presenta anche rischi, come l’utilizzo dei nostri dati ed il possibile “cattivo” uso degli stessi. Una riflessione quindi si impone e questo numero della rivista offre molte considerazioni sul tema, in primis quella dell’avvocato Luciana Delfini che affronta la questione dal punto di vista giuridico.
La questione fondamentale è una: fino a che punto ci possiamo “fidare” dell’IA (alcuni passaggi della quale sfuggono comprensione comune), come possiamo assicurarci che i suoi principi fondanti siano largamente condivisi e, soprattutto, controllabili?
Il rischio di ritrovarci una tecnologia, almeno in parte, fuori controllo esiste e non va sottovalutato. L’obiettivo “etico” è controllare questo rischio ed “orientarlo”, sviluppando soluzioni che sappiano considerare con la massima attenzione il possibile impatto (ambientale, sociale, sanitario) sulle nostre vite.
Recentemente un gruppo europeo di circa 50 esperti (filosofi, matematici, avvocati, informatici) coordinati dal finlandese Pekka Ala-Pietilä, ha approntato un documento da proporre alla Commissione Ue e al nuovo Parlamento Ue. Il testo ribadisce che l’IA deve rispettare i diritti fondamentali e la privacy, deve essere trasparente, non discriminatoria, non pregiudiziale, attenta al benessere sociale ed ambientale, antropocentrica.
La “Sostenibilita”, il benessere sociale e ambientale, la salute e la sicurezza sul lavoro, la parità di trattamento tra uomo e donna, il riconoscimento dell’importanza della persona sono, d’altronde, temi “classici” e non rinviabili dell’impresa etica.
E la “sostenibilità” – ricorda in questo numero Alberto Piatti, Executive Vice President di Eni – deve essere sempre supportata da una cultura aziendale in cui le persone sentano questi valori come propri.
Sono ancora troppo poche le aziende che mettono in pratica questi principi ma, tra quelle che l’hanno fatto, alcune hanno avuto grande impatto sul mercato.
Spesso sono aziende riconoscibili anche per la loro estetica perché ben progettate, visibili, trasparenti, sicure, con basso impatto ambientale e basso consumo energetico (Lavazza a Torino, Ibm a Milano, Tod’s nelle Marche, Il borgo tessile di Solomeo in Umbria).
Il sistema produttivo italiano è sì discontinuo, ma non così arretrato come qualcuno lo dipinge. E sono in crescita le imprese e gli esponenti del mondo del Lavoro – e della cultura – che danno peso a questi temi. Tra queste molte start up, spesso innovative come Brain Control, società senese che agisce nell’ambito dell’interazione uomo macchina ed è stata premiata al Vivatech 2019 a Parigi, appuntamento tra i più attesi al mondo nell’ambito dell’innovazione. La società ha un alto impatto sociale e utilizza l’intelligenza artificiale per aiutare la comunicazione di persone con deficit fisici importanti
Esempi decisamente positivi, da imitare. Così come è da imitare l’iniziativa del Politecnico di Milano che ha deciso di attivare l’insegnamento di Ethics for Technology finalizzato alla formazione di ingegneri consapevoli degli impatti etici delle nuove tecnologie e capaci di “orientarli” fin dall’inizio.
Il ruolo dell’Istruzione è fondamentale: in questo numero raccontiamo anche i riultati eccellenti ottenuti, anche quest’anno da Programma il Futuro, progetto realizzato dal Cini in collaborazione con il Miur, per diffondere nelle scuole le basi scientifiche dell’informatica.
È sempre più importante fare leva sull’istruzione e sull’etica, oltre che sulla qualità dei progetti, perché crescano le imprese e il Paese tutto.

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DAL MERCATO

UN PREMIO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Il Premio per lo sviluppo sostenibile, che assegna riconoscimenti alle migliori eccellenze italiane in tema di green economy, è giunto alla sua 11a edizione. La manifestazione, promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da Ecomondo, prevede la partecipazione libera di aziende che hanno attuato progetti innovativi nel settore della green economy, e da quest'anno prevede anche l'adesione delle città. Il Premio individua 3 sezioni, di cui una – la sezione Green City – dedicata alle città e due sezioni dedicate alle imprese, la sezione economia circolare e la sezione energie rinnovabili. Le iniziative dei soggetti aderenti verranno valutate secondo criteri stabiliti nel Regolamento del Premio, tra cui l’efficacia dei risultati ambientali conseguiti, il contenuto tecnologico innovativo, i risultati economici e occupazionali raggiunti e le possibilità di diffusione in Italia e all’estero. Tra coloro che presenteranno la candidatura, verranno selezionati 10 finalisti per ogni sezione e le prime 3 verranno premiate nel corso della cerimonia che si terrà il 7 novembre 2019 a Rimini.
 http://premiosviluppo sostenibile.org/?page_id=3279

UNA VIRTUAL REALITY TUTTA ITALIANA AL FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
Dal 28 agosto al 7 settembre si svolgerà la 76a Mostra Internazionale d'arte cinematografica di Venezia. All'interno della Biennale College, anche quest'anno si svolgerà la Biennale College Cinema – Virtual Reality, dedicata allo sviluppo e alla realizzazione di progetti cinematografici attraverso l'uso della realtà virtuale, sezione giunta alla sua quarta edizione (per il biennio 2019-2020). Quest'anno ci sarà una novità: si è da poco chiuso infatti un bando dedicato ai soli progetti italiani, denominato College Cinema – Virtual Reality/Italia, riservato a team composti esclusivamente da un regista e un produttore italiani al primo, secondo o terzo progetto VR, senza limiti di età. Tra i partecipanti, verranno selezionati 6 progetti, che in seconda fase diventeranno 2 e si andranno a unire ai 10 finalisti del bando dedicato ai team internazionali. Quest'ultimo verrà aperto in un secondo momento, ovvero durante la 76a Mostra del Cinema.
https://www.labiennale.org

IL FESTIVAL DELLA PSICOLOGIA ALLA SUA SECONDA EDIZIONE
Dal 31 maggio al 2 giugno si è svolto al Teatro India di Roma il Festival della Psicologia, a cura dell'Ordine degli Psicologi del Lazio. Quest'anno il tema della manifestazione è stato "Io sono qui", declinato rispetto alle varie sfaccettature dell'identità. Il Festival, giunto alla sua seconda edizione, ha affrontato gli aspetti personali, sociali e lavorativi dell'identità, declinando l'argomento attraverso incontri e laboratori, creando per questi ultimi diverse esperienze coinvolgenti per i partecipanti, una tra tutte l'area dedicata alla realtà virtuale.In questa edizione ampio spazio è stato riservato agli eventi fuori dalla zona di Roma, arrivando a coinvolgere in modo capillare tutte le province della Regione e attivando quindi una rete di professionisti e cittadini ancor più ampia rispetto all'edizione precedente.
 https://www.facebook.com/FestivalPsicologia.it

ANCHE LA COMPLESSITÀ HA IL SUO FESTIVAL
Quest'anno il Festival della complessità ha compiuto 10 anni. Nato nel 2010 come Festival tradizionale, ovvero legato a un unico luogo nel Lazio (Tarquinia nello specificipo), già dalla sua quinta edizione ha rivelato la sua natura sistemica e sfaccettata, ponendosi come Festival diffuso: gli eventi legati alla complessità della realtà e alla multidisciplinarietà con cui è necessario affrontarla da lì in poi sono stati organizzati su tutto il territorio nazionale. Nel 2019 si svolge la decima edizione, che vede eventi organizzati in diverse regioni d'Italia. La sfida è sempre quella di affrontare i grandi temi sociali, culturali, biologici e, più in generale, umani, con un approccio non riduzionistico, ovvero trattandoli in modo sistemico, nel rispetto, appunto, della loro complessità.
Per saperne di più: https://www.festivalcomplessita.it/festival/dieci-anni-di-festival-della-complessita/

LE MIGLIORI METE PER LE VACANZE SECONDO LONELY PLANET
Anche quest'anno Lonely Planet, noto sito di viaggi e guide turistiche, ha stilato una classifica delle migliori mete da visitare in Europa. La selezione europea, che affianca la ancor più nota selezione mondiale, rivela delle mete non scontate, coniugando la ricerca di destinazioni meno conosciute con grandi città già oggetto di molti turisti. Il podio è composto da Alti Tatra (Slovenia), una meta immersa nella natura, nel cuore delle catene montuose, la nota città di Madrid (Spagna) e l'Arctic Coast Way (Islanda), ovvero la costa settentronionale dell'Islanda, formata da 21 villaggi e 4 isole. Scorrendo l'elenco troviamo al quinto posto Bari, che rappresenta l'Italia in questa selezione, preceduta dal quarto posto di Erzegovina (Bosnia-Erzegovina) e seguita dalle Shetland (Scozia) al sesto posto. Chiudono la selezione Lione (Francia), Lichtenstein, Vevey (Svizzera) e Istria (Croazia).
Fonte: https://www.lonelyplanetitalia.it/best-in-europe

VERSO LUCCA COMICS & GAMES
Becoming Human sarà il tema del Festival Internazionale del Fumetto, Cinema di animazione, Illustrazione e Gioco, che si svolge tradizionalmente a Lucca tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre. L'edizione 2019 darà ampio spazio al rapporto tra virtuale e reale, riflettendo sull'interazione tra uomini e macchine artificiali, con l'intento di recuperare come dimensione principale quella sociale, in un contesto fortemente improntato sull'idea di comunità come quello della manifestazione di Lucca. Gli organizzatori lanciano quindi una domanda, che ci accompagnerà verso la manifestazione del 2019, ovvero Che cosa significa davvero “essere umani”?
 https://www.luccacomicsandgames.com/it/lcg-2019-prime-notizie

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L’INTERVISTA - "Impresa e impegno sociale" Intervista a Alberto Piatti - A cura di Giuseppe de Paoli

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Sempre di più negli ultimi anni la società civile chiede alle aziende un impegno sociale. Come sta rispondendo l’Eni a questa richiesta?

Lo scenario mondiale continua ad essere caratterizzato da forti squilibri. La fame nel mondo è ancora in aumento, oggi più di 800 milioni di persone soffrono la fame e l’11% della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile, un miliardo di persone vive ancora senza accesso all’energia elettrica proprio dove abbondano le risorse energetiche.
In un contesto così critico, Eni ha profondamente trasformato i propri business per rinnovarsi prestando sempre particolare attenzione alle persone e ai territori, alla ricerca continua di soluzioni per disegnare un futuro sostenibile per il Pianeta.
Le persone di Eni, con la loro dedizione, la passione per la ricerca e l’innovazione, con una tecnologia a disposizione sempre più all’avanguardia, hanno portato Eni ad adottare nel 2016 un nuovo modello di business capace di investimenti nel lungo periodo che andassero oltre la logica della massimizzazione del profitto e che guardassero al valore globale della persona.
La sostenibilità, naturalmente, va supportata da una cultura aziendale in cui ciascuna persona di Eni senta i valori come propri poiché sono le persone a fare la differenza. Un approfondimento sulla sostenibilità per Eni può essere trovato all’interno di “Eni for 2018”, il nostro report di sostenibilità, in cui vogliamo condividere con un pubblico non specialistico come l’azienda si stia evolvendo per affrontare le sfide globali e per contribuire agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite e ai target dell’Accordo di Parigi sul clima.

Il vostro ruolo di rilievo internazionale nel settore dell’energia vi pone di fronte alla necessità di coniugare solidità finanziaria e sostenibilità sociale e ambientale. Qual è la vostra esperienza? In che modo questo aspetto può favorire nuove opportunità anche per i paesi ospitanti?

Entro il 2040 la popolazione supererà i 9 miliardi e la domanda di energia si prevede in crescita del 27% rispetto al 2017, trainata principalmente dai Paesi non-OCSE (+45%) dove oggi vive l’83% della popolazione -di cui il 17% si trova in Africa- con un PIL totale inferiore al 3%.
Questi dati di scenario delineano la principale sfida per Eni: garantire l’accesso alle risorse energetiche in maniera efficiente e sostenibile per tutti, contrastando il cambiamento climatico.
Il lavoro di Eni si fonda sulla capacità di produrre energia alimentando crescita e sviluppo in modo responsabile contribuendo allo sviluppo dei Paesi nella direzione tracciata dai Nationally Determined Contributions (NDCs) e dai Sustainable Development Goals (SDGs) e dialogando con istituzioni e stakeholder locali e internazionali.
In questo contesto, sostenibilità per Eni vuol dire contribuire alla costruzione di un paradigma energetico in cui tutti – soprattutto in aree come l’Africa, caratterizzata da un forte boom demografico – possano accedere a mix innovativi e puliti.

La società contribuisce allo sviluppo socio economico dei paesi ospitanti attraverso investimenti e interventi specifici. Ci può raccontare le vostre iniziative in tal senso?

L’accesso alle risorse energetiche in maniera efficiente e sostenibile è in tutti i Paesi di presenza l’elemento fondante del nostro modello di cooperazione. Nel 2018 Eni ha alimentato i mercati domestici in 17 Paesi grazie a una fornitura di gas pari a 60 miliardi di metri cubi In particolare, in 11 Paesi Eni vende la totalità della produzione per alimentare il mercato domestico.
Un esempio calzante è Zohr, in Egitto, dove l’intero ammontare del gas prodotto dalla società resta nel Paese, azzerando la domanda di importazione di gas e contribuendo a creare le condizioni per l’indipendenza energetica.
Oltre ai progetti per migliorare l’accesso all’energia, Eni promuove un ampio portafoglio di iniziative per lo sviluppo locale nei settori: diversificazione economica, educazione & training, acqua e servizi igienico sanitari e salute delle comunità. In questi settori, nel 2018, abbiamo speso circa 95 milioni di euro e prevediamo di investire circa €431,5 milioni nel periodo 2019-2022.

L’attenzione agli aspetti culturali e alla Formazione caratterizzano l’Eni sin dalla sua fondazione. Su quali fronti siete principalmente impegnati? Quali le vostre iniziative per aiutare i giovani professionisti nell’inserimento in azienda?

Da sempre Eni scommette sui giovani e investe sul loro futuro. Con l’alta formazione, dedicata a laureandi e neolaureati, con l’adesione ai programmi di alternanza scuola-lavoro e apprendistato di primo livello, rivolti agli studenti di scuola superiore, contribuiamo allo sviluppo della cultura d’impresa e all’orientamento e alla formazione dei giovani, preparandoli all’ingresso nel mondo del lavoro.
Con l’obiettivo di supportare gli studenti nella scelta del percorso post diploma, Eni organizza, dal 2013, l’evento di orientamento “Think About Tomorrow”, a Roma e a San Donato Milanese.
A livello Universitario Eni propone due master di secondo livello in collaborazione con i Politecnici di Milano e di Torino. Il nuovo in Energy Innovation e lo storico in Energy Engineering and Operations che prevedono l’assunzione degli allievi in contratto di Alta Formazione e Ricerca.
Tra i percorsi formativi di eccellenza, Eni organizza e gestisce, dal 1957, il Master in Management ed Economia dell’Energia e dell’Ambiente (MEDEA): un’occasione unica e irripetibile dedicata ad ingegneri ed economisti per approfondire l’industria dell’energia nelle sue connessioni con l’aspetto ambientale, con l’opportunità concreta di entrare a far parte della squadra Eni al termine della frequenza.
Eni inoltre investirà nella formazione dei giovani anche attraverso GEMS (Geoscience for Energy – Eni Master School), la nuova iniziativa che verrà avviata nel 2020 finalizzata a completare la preparazione accademica delle nuove risorse con competenze avanzate da applicare nel mondo dell’Esplorazione di Eni. Il percorso si svolgerà interamente in azienda.

Gli interventi nella scuola - anche se non danno effetti a breve - sono quelli che di maggior peso strategico per il futuro di un Paese. Eni ha collaborato e collabora  con prestigiose università nazionali e internazionali e ha promosso molti progetti formativi, anche all’estero, legati alle attività chiave del business aziendale. Ci racconta qualche iniziativa in proposito?

Eni investe in maniera significativa nella formazione anche all’estero, con iniziative di rafforzamento delle competenze delle università partner, in ottica di potenziare l’autonomia nella formazione di figure professionali nel mondo dell’energia, condividere esperienze, professionalità e conoscenze oltre che risorse economiche e relazionali.
In Mozambico, ad esempio, Eni ha avviato una partnership con il Colleges and Institute of Canada (CiCan) per la formazione tecnico vocazionale presso l’Istituto Tecnico Commerciale di Pemba, Cabo Delgado con interventi di riqualificazione delle infrastrutture, equipaggiamento dei laboratori, formazione di formatori ed erogazione di borse di studio.
Con la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano ENI ha realizzato diverse partnership: in Congo per sviluppare progetti in ambito agro-zootecnico e di supporto alle attività del Centre d’Appui Technique et Ressources Professionnelles (Catrep) in Mozambico per la definizione di un programma agro-zootecnico nell’area di Cabo Delgado; in Ghana per il supporto alle attività sociali del progetto Cape Three Points (Octp).
Siamo intervenuti anche in Italia, in Val D’Agri, per un supporto allo sviluppo del settore agroalimentare lucano. Tra le collaborazioni recenti quella nata con Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, per la promozione di uno sviluppo sostenibile dell’acquacoltura di specie marine nella fascia costiera di Port Said in Egitto.
Sul piano più strettamente formativo da alcuni anni Eni ha ritenuto di intensificare le collaborazioni con le Università all’estero e ha sviluppato progetti di creazione ed upgrading di facoltà affini al business di Eni (Petroleum Engineering-Geosciences) presso Università di paesi quali il Mozambico, il Kazakhstan ed il Ghana.
Molti altri interventi sono stati realizzati in cooperazione con Università italiane: Politecnico di Torino (Ingegneria del Petrolio) Università di Perugia (Geoscienze), Università della Basilicata (Geoscienze) e altri atenei internazionali.
Inoltre un nuovo progetto in Ghana mira a formare circa 800 persone del distretto di Dormaa (Ghana centro occidentale) ai mestieri dell’agribusiness, assumendo la catena del valore come paradigma di sviluppo socio economico di un’area rurale.
Eni, infine, è impegnata a finanziare borse di studio per giovani talenti africani per la frequenza di Corsi di Laurea presso la LUISS Guido Carli e di Dottorati di Ricerca presso la Oxford University.

Quest’anno avete aderito al progetto “Programma il Futuro” orientato ad introdurre nelle scuole una formazione di base sull’informatica. Come e’ possibile, secondo Eni, conciliare l’istruzione tecnico-scientifica e la formazione umanistica?

La riflessione sull’apparente contrapposizione tra la formazione tecnico-scientifica e quella umanistica degli alunni va avanti da oltre tre decenni.
Sebbene nell’immaginario collettivo non ci sia spazio (e tempo) per lo sviluppo della cultura umanistica, il tempo ci ha dimostrato che l’attenzione alla storia, all’arte e alla musica è rimasta costante negli anni e anzi, proprio grazie agli ultimi sviluppi tecnologici, sta godendo di una nuova linfa.
Attraverso gli strumenti digitali e multimediali è infatti oggi possibile accedere alla cultura in qualsiasi momento ed in maniera semplificata, guidata ed interattiva.
Ed è proprio sulla certezza che le due culture - quella scientifica e quella umanistica - siano strettamente correlate tra loro che Eniscuola si basa per sviluppare i propri progetti didattici.

Quindi Informatica e conoscenza della storia possono coniugarsi felicemente?

La storia è la terra dove affondano le nostre radici. Uno sviluppo tecnologico (ed informatico) sostenibile non può prescindere dalla conoscenza della storia e dal come siamo arrivati sino ai giorni d’oggi.
Basti pensare all’evoluzione della didattica moderna e a come sia difficile anche solo immaginare un’educazione senza software o internet.
Le piattaforme e le applicazioni di e-learning offrono agli studenti nuovi strumenti per risolvere i problemi e studiare, il che ha cambiato il mondo accademico. Ad esempio, la possibilità di fare lezioni in videoconferenza è un enorme vantaggio per la società, perché facilita l’accesso all’istruzione per tutti per gli studenti, contribuendo a superare barriere geografiche, linguistiche ed economiche.

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REDAZIONALE - "StartUp: dall'Italia all'estero, viaggio andata e ritorno"

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In Italia il panorama delle startup è in decisa crescita. Nel 2018 le imprese in avviamento iscritte al registro delle imprese erano 9285, mentre l’anno precedente erano 7752. Questa crescita ha portato con sé un netto incremen­to dei potenziali investitori (https://osservatorio-openinnovation.it/).

Secondo i dati del Mise, il territorio più fertile per le start up è il Nord Italia, con il 55,2% delle imprese in avviamento totali (nello specifico il 30,4% è localizzato nel Nord-ovest e il 24,8% nel Nord-est) mentre il Centro e il Sud si dividono equamente la restante parte.
A livello Regionale, è la Lombardia ad avere il primato delle startup innovative (il 22,9% del totale), seguita dall’Emilia-Romagna, dal Lazio e dal Veneto. Rispetto ai temi di sviluppo delle startup, emerge con decisione che il settore dell’ICT la fa da padrone aggiudicandosi il 74,8% delle nuove nate.
Altro dato interessante è quello relativo alla forza lavoro impiegata (al netto del personale parasubordinato): alla metà dell’anno analizzato, il personale ammontava a 34.120 unità di cui più di 2/3 erano soci (appartenenti in gran parte al sesso maschile, per le persone fisiche, con 44 anni di media) .
I dati ci dicono quindi che l’Italia delle Startup è forte e presente e non registra battute d’arresto.
Ma c’è di più, perché l’innovazione richiama l’internazionalizzazione e sempre più startup italiane sbarcano all’estero. O già sono all’estero e si fanno strada cercando di valorizzare le loro attività anche in Italia.
Queste due tendenze, solo apparentemente contrapposte, trovano attuazione in due programmi di rilievi: il Global Startup Program e il premio “L’innovazione che parla italiano”, dedicato alle Startup in ambito tecnologico fondate da italiani che operano all’estero.
Il Global Startup Program è stato elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico per supportare lo sviluppo di quelle startup italiane che presentano elementi di innovatività e potenzialità di crescita nel mercato estero.

Proprio per far acquisire loro maggiore spessore, è stato elaborato un percorso di sviluppo organizzato dall’Ice (Istituto Commercio con l’Estero) che sarà riservato alle 120 startup italiane innovative, ancora non presenti all’estero, che vogliono crescere in termini di capacità tecniche, organizzative e finanziarie per affrontare nuovi mercati
I settori piu’ considerati sono l’ICT (blockchain, intelligenza artificiale, cyber security, Industria 4.0, fintech); automotive e robotica (batterie e auto elettriche, guida autonoma, future mobility, app per il carsharing e relativi web services); medtech (attrezzature medicali e app, life sciences); circular economy (emissioni low carbon, materiali innovativi e sostitutivi della plastica) e altri settori innovativi (https://www.ice.it/it/area-clienti/eventi/dettaglio-evento/2019/@@/418dettaglio-evento/2019/@@/418).
Il bando si è aperto lo scorso 6 aprile e sono già state ammesse le 120 startup vincitrici, che parteciperanno al percorso di formazione specialistica, in prima battuta, e di stage all’estero successivamente, presso enti incubatori già designati in specific Paesi (tra cui Stati Uniti d’America, Regno Unito, Giappone, Cina, ecc).

A premiare le realtà che, al contrario, si sono sviluppate all’estero con la firma di autori italiani, ci pensa l’iniziativa “L’innovazione che parla italiano”, giunta alla sua seconda edizione, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale insieme all’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari e delle Business Plan Competition accademiche locali.
Il bando si è aperto lo scorso febbraio ed è stato promosso in 33 Paesi stranieri, rivolgendosi a tutti i cittadini italiani che fossero soci fondatori o co-fondatori di una startup innovativa fondata in uno dei Paesi coinvolti dal bando. Nello specifico, il bando era volto a valorizzare startup con alto potenziale di innovazione, oltre a considerare fattori quali la crescita dimostrata e le tecnologie usate (https://www.pnicube.it/aperto-il-bando-linnovazione-che-parla-italiano-per-le-startup-tecnologiche-allestero/). Sarà interessante aspettarne gli esiti e capire quali idee italiane hanno trovato terreno fertile nei 33 Paesi coinvolti.

Alcune startup italiane intanto hanno vinto all’estero. Un esempio è Braincontrol, che si è aggiudicata il primo premio nella sfida What’s Next della manifestazione Vivatech 2019, uno degli appuntamenti più attesi e importanti al mondo nell’ambito dell’innovazione, che si svolge a Parigi ed è rivolta alle startup e alle imprese.
Braincontrol nasce a Siena e ha un alto fattore tecnologico e un altrettanto alto impatto sociale: utilizza l’intelligenza artificiale nel contesto di interazione uomo-macchina, con l’obiettivo di supportare la comunicazione di persone con deficit fisici importanti - tali da non consentire loro di esprimersi - ma con facoltà cognitive intatte.
Ciò avviene attraverso un dispositivo di comunicazione aumentativa alternativa che consente alle persone di soddisfare i propri bisogni attraverso l’uso del pensiero (https://www.braincontrol.com/).
Braincontrol non è l’unica italiana che si è distinta, per merito, fuori dai nostri confini. In questo senso Smau dà a molte idee italiane innovative l’opportunità di mettersi in luce a Berlino, in uno dei contesti più importanti a loro dedicati. Nel 2018, diverse startup italiane nel mondo della tecnologia, dell’ecologia e dei principali ambiti tematici più rilevanti si sono fatte notare: la genovese Digital Tree, che si compone di diversi rami e ha come obiettivo quello di creare un ecosistema dell’innovazione, favorendo la crescita delle idee; My Circle, che opera nel settore culturale e dell’intrattenimento e mira all’abbattimento dei costi, tramite la connessione di pubblico indirizzato verso lo stesso prodotto culturale, al fine di renderlo più accessibile; o ancora Kuma Energy, che nasce dal mare e mira a sfruttare il movimento delle sue onde per produrre energia; fino a Ecobubble, una startup che utilizza la tecnologia e le piante per ridurre l’inquinamento, conciliando design ed ecologia (https://www.ilmitte.com/2018/06/smau-2018-4-startup-italiane-hi-tech/smau-2018-4-startup-italiane-hi-tech/ e https://www.ilmitte.com/2018/06/smau-2018-berlino-startup-ecologiche/www.ilmitte.com/2018/06/smau-2018-berlino-startup-ecologiche/).

Proprio in questi giorni è prevista a Berlino la tappa del roadshow SMAU del 2019, che vedrà altrettante italiane sfilare da protagoniste, dimostrando ancora una volta quanto le idee che si sviluppano nel nostro Paese abbiano da offrire (https://www.smau.it/berlin19/pages/event/?lang=en).

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DIRITTO E TECNOLOGIE - "Intelligenza Artificiale, algoritmi e implicazioni sui diritti umani" - Luciana Delfini

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Intelligenza Artificiale, algoritmi e diritti.
L’Intelligenza Artificiale (IA) e le tecnologie correlate hanno iniziato a modellare spazi importanti dell’economia digitale e ad influenzare aree essenziali della società.
Il loro utilizzo nella nostra vita quotidiana è in aumento e copre molti campi di attività: dal semplice sistema per evitare un ingorgo stradale con l’uso di navigazione satellitare, all’identificazione dei migliori candidati per una posizione lavorativa, al ranking degli studenti per l’ammissione al college, a quelli più complessi, come la gestione delle missioni spaziali, l’utilizzo in operazioni strategiche, la pianificazione di trattamenti farmacologici sino alla mappatura del genoma umano.
Sono voci senza un corpo: che si tratti di trasporto o produzione, giustizia sociale o istruzione, possono potenzialmente rimodellare, in modo visibile e invisibile, le attività quotidiane, i rapporti personali, professionali e ambientali di tutti noi.
Man mano che si perfeziona, e si diffonde, l’intelligenza artificiale si amalgama con le nostre esperienze e diventa un facilitatore che media le interazioni in un modo conveniente e, mentre crea nuove opportunità, rischia di interferire con l’autodeterminazione individuale, ponendo problemi etici e legali spesso sottovalutati.
Data la portata del loro impatto sulla società, non sorprende che l’uso dell’IA e degli algoritmi, nel processo decisionale, sollevi una serie di preoccupazioni relative ai diritti. Le decisioni automatizzate, la qualità dell’analisi dei dati e l’adattabilità dei sistemi, basandosi su modelli “alimentati” da umani, possono creare distorsioni, rivelarsi fonti di pregiudizi (consci o inconsci) tali da consolidare forme di discriminazione storiche, difficili da identificare e affrontare. Detti modelli, pur presentandosi come prodotti di strumenti matematici neutri, possono alterare la verità, dimostrandosi, di fatto, non trasparenti e difficilmente contestabili. Inoltre, la possibilità di dedurre, dai dati disponibili, informazioni dettagliate sulle persone, aumenta i rischi di classificare gli individui in categorie rafforzando, in tal modo, diverse forme di stereotipi (es: uomo/donna) culturali e sociali.
Occorre precisare che le parole intelligenza artificiale e algoritmo sono spesso usate in modo intercambiabile, contribuendo con ciò a generare confusione in un ambiente già complesso. Possiamo tentare, brevemente e non esaustivamente, di riassumere la loro differenza: un algoritmo è una procedura di calcolo, ben definita. Una sequenza di istruzioni, semplice o complessa, che, a partire da determinati valori in ingresso, fornisce determinati valori in uscita. L’intelligenza artificiale è un insieme di algoritmi in grado di far fronte a differenti circostanze - risolvendo problemi o svolgendo compiti - che differiscono a seconda che i dati che ricevono siano strutturati o meno.
Gli strumenti di apprendimento automatico, dunque, hanno la crescente capacità non solo di prevedere le scelte, ma di alterarle, e ciò è in contrasto con il rispetto dei valori fondamentali della società, come l’equità, la giustizia e i diritti (Nazioni Unite, 2018)
È legittimo, pertanto, domandarsi: chi o cosa è responsabile delle azioni impiegate dall’intelligenza artificiale?
Il quesito è apparentemente semplice, ma la risposta molto complessa. Si rende più che mai imprescindibile considerare le implicazioni e le conseguenze legali ed etiche che ne derivano, senza per questo ostacolare le innovazioni.
Gli effetti di decisioni o azioni basate sull’IA sono, per lo più, il risultato di innumerevoli interazioni tra molti attori, tra cui designer, sviluppatori, utenti, software e hardware. Questa interazione comporta una “distribuzione” di responsabilità che dobbiamo essere pronti a gestire.
La comunità internazionale indaga per definire nuove teorie basate sulla responsabilità contrattuale e extracontrattuale, sulla responsabilità oggettiva, tentando di adottare un modello di responsabilità perfetta. Detto modello dovrebbe separare l’onere di un agente dalle intenzioni di chi esegue una determinata azione e di chi controlla determinati risultati, considerando, comunque, il sistema come un unicum.
Nel caso dell’intelligenza artificiale ciò è fondamentale: distribuire la responsabilità tra i progettisti, i regolatori e gli utenti, ma all’interno di uno stesso insieme, “spinge” tutti gli agenti coinvolti ad adottare comportamenti responsabili.

Il processo decisionale algoritmico e le implicazioni per i diritti umani
Negli ultimi anni si è sviluppata una letteratura multidisciplinare sulla responsabilità algoritmica, in particolare sull’inadeguatezza della trasparenza per la comprensione e la governance dei sistemi algoritmici.
Senza voler prevedere tutte le potenziali proprietà degli algoritmi e il loro processo decisionale in futuro, le seguenti caratteristiche degli algoritmi impiegati nell’elaborazione automatizzata dei dati e nel processo decisionale semi-automatico sono considerate questioni chiave dal punto di vista dei diritti umani: automazione, analisi dei dati e adattabilità.
La capacità dei sistemi informatici automatizzati di sostituire gli esseri umani in un numero crescente di situazioni è una caratteristica chiave dell’implementazione degli algoritmi. Gli algoritmi decisionali automatizzati sono, oramai, utilizzati in una varietà di domini, da modelli semplicistici ad algoritmi di profilazione più complessi (https://rm.coe.int/algorithms-and-human-rights-en-rev/16807956b5). Le ragioni della “sostituzione”, nel processo decisionale, possono essere ricondotte a questioni di elaborazione dei dati su larga scala, alla velocità, volume degli stessi e, in molti casi, alle aspettative di tassi di errore più bassi rispetto a quelli umani.
Gli algoritmi di analisi dei dati sono applicati per trovare schemi di correlazione all’interno dei set di dati. Il loro utilizzo nel riconoscimento di pattern, senza “comprendere” la loro correlazione o le relazioni causali, può portare a errori e sollevare preoccupazioni sulla qualità stessa dei dati. Questi algoritmi replicano le funzioni eseguite dagli esseri umani, ma applicano una logica decisionale quantitativamente e qualitativamente diversa rispetto ai dati immessi.
Gli effetti del processo decisionale automatizzato possono essere inquadrati come interazione tra l’analitica applicata (basata su algoritmi) e i set di dati utilizzati. Una valutazione dell’impatto sui diritti umani dovrebbe tenere conto di entrambi gli elementi poiché, per fare un esempio, il bias può essere nascosto nel set di dati e quindi non può essere trovato analizzando l’algoritmo stesso.
Quanto all’adattabilità, essa è documentata in algoritmi di autoapprendimento che utilizzano i dati per sviluppare nuovi modelli e conoscenze e che generano regole decisionali attraverso tecniche di apprendimento automatico. Gli algoritmi sono “efficienti” quando i dati erogati sono “buoni/efficienti”. Se i dati sono obsoleti, errati, incompleti o scarsamente selezionati, i risultati saranno discutibili.
Con un numero elevatissimo di elementi che vengono così rapidamente prodotti, senza un controllo di qualità sul modo con cui gli stessi sono generati e poi utilizzati, si corre il rischio di rafforzare comportamenti discriminatori o concetti stereotipati, aumentando le disuguaglianze e minando in modo significativo il rispetto dei diritti umani. Ad esempio, un algoritmo può essere addestrato ad utilizzare, per un lavoro, candidati con caratteristiche maschili prevalenti.
A ciò deve aggiungersi che gli utenti impegnati a cercare, ricevere o impartire informazioni, si rivolgono ai motori di ricerca che fungono da gatekeeper. Il contenuto che non è indicizzato o classificato in modo elevato da un dato motore di ricerca, ha meno probabilità di raggiungere un vasto pubblico o rischia addirittura di non essere visto per nulla.
Di conseguenza, si possono creare “echo chamber”, camere eco, che favoriscono solo determinati tipi di notizie, aumentando così i livelli di polarizzazione nella società e arrivando anche ad influire sui sistemi politici stessi.
I livelli di persuasione algoritmica possono avere effetti rilevanti sull’autonomia cognitiva degli individui e sul loro diritto di formare opinioni e prendere decisioni indipendenti.

La comunità internazionale e l’early warning diplomacy
La mancanza di diversità e inclusione nella progettazione di sistemi di IA è una preoccupazione chiave per i regolatori: invece di rendere le nostre decisioni più obiettive, si rafforzano i pregiudizi dando loro un’apparenza di obiettività.
Gli impatti potenziali di queste tecnologie dirompenti sulla giustizia sociale, sull’economia, sulla geopolitica, sul genere, sull’ambiente e sulle problematiche intergenerazionali, potrebbero originare conflitti tali da influire sulla realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile adottata dagli stati membri delle Nazioni Unite nel 2015) e in particolare sul n. 16 “Pace, Giustizia e Istituzioni solide”.
Le piattaforme di dati transnazionali, inoltre, assumendo sempre più poteri e funzioni, potrebbero “invadere” campi riservati agli Stati, tanto da far emergere, nella comunità internazionale, una crescente apprensione.
David Kaye, Relatore delle Nazioni Unite per la “Promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione”, nel suo Rapporto sulle conseguenze delle tecnologie di intelligenza artificiale sui diritti umani, traccia una serie di raccomandazioni: in primis che i diritti umani dovrebbero guidare lo sviluppo delle pratiche commerciali, la progettazione e l’implementazione dell’IA.
Egli rileva come la profilazione e il targeting degli utenti possa favorire una raccolta eccessivamente elevata di dati personali - deducendo informazioni sensibili su persone che non hanno fornito o confermato i dati – e come le decisioni automatizzate, spesso prese secondo criteri specifici senza trasparenza, non consentano alcun tipo di controllo.
Nel Rapporto gli stakeholder sono invitati a dimostrare una maggiore trasparenza nelle scelte dei sistemi adottati, divulgando le procedure e attuando (esortazione rivolta agli Stati) una solida legislazione sulla protezione dei dati con il riconoscimento di strumenti efficaci di difesa e di ristoro dei danni. L’applicazione di queste pratiche virtuose si scontra, però, con un comprensibile disinteresse da parte degli sviluppatori di algoritmi che potrebbero non essere disposti a rivelare codici o sistemi, tantomeno a mappare il ciclo di vita algoritmico complessivo allo scopo di fornire tracce per valutare le diverse responsabilità degli attori in ogni fase del processo.
Le imprese, in particolare le grandi aziende tecnologiche, sono attori centrali in questo settore, ma non hanno ancora raggiunto un livello di comprensione del problema tale da richiedere il bilanciamento di interessi economici con il rispetto dei diritti umani.
Il Consiglio d’Europa, in un suo studio del 2018, evidenzia, analogamente alle Nazioni Unite, una serie di preoccupazioni relative ai diritti umani e al ruolo crescente degli algoritmi nel processo decisionale.
I diritti all’uguaglianza e alla non discriminazione sono solo due dei diritti umani che possono essere negativamente influenzati dall’uso dei sistemi di apprendimento automatico: privacy, protezione dei dati, libertà di espressione, partecipazione alla vita culturale, uguaglianza davanti alla legge sono solo alcuni degli altri diritti che potrebbero essere danneggiati dall’uso improprio di questa tecnologia.
Nella Dichiarazione del 13 febbraio 2019, il Comitato dei Ministri ha invitato i 47 Stati membri a considerare “la necessità di ulteriori accordi per la protezione dei dati che vadano oltre le attuali nozioni di dati personali e privacy e che affrontino gli impatti significativi dell’uso mirato dei dati sulle società e sull’esercizio dei diritti umani in senso più ampio “.
Alla luce di quanto sopra è stata adottata una Dichiarazione sulle capacità manipolative dei processi algoritmici che, al punto 1, recita: “Gli Stati membri del Consiglio d’Europa si sono impegnati a costruire società basate sui valori della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto. Questo impegno rimane e dovrebbe essere onorato nel corso del processo in corso di trasformazione sociale, alimentato dai progressi tecnologici”
Nella Dichiarazione si richiama l’attenzione alla crescente minaccia al diritto degli esseri umani di formare proprie opinioni e prendere decisioni indipendentemente dai sistemi automatizzati.
Ritroviamo qui incluse le medesime raccomandazioni evidenziate dalle Nazioni Unite e le medesime preoccupazioni che si riferiscono ai diritti, innescate dal ruolo crescente degli algoritmi nel processo decisionale (ad esempio si vedano le Raccomandazioni CM / Rec (2007) 16, CM / Rec (2014) 6 e CM / Rec (2018) 2.
I paesi membri sono sollecitati, in particolare, a promuovere capacità critiche di alfabetizzazione digitale e a migliorare sensibilmente la consapevolezza del pubblico su quanti dati vengono generati ed elaborati da dispositivi, reti e piattaforme personali, attraverso processi algoritmici addestrati per lo sfruttamento di tali dati.
Agli attori privati si chiede di tenere conto, e prevenire, tutti i tipi di discriminazione dei sistemi di intelligenza artificiale a livello di input e output. Ciò implica che i team che progettano e distribuiscono detti sistemi, siano sollecitati a considerare atteggiamenti diversi, e non discriminatori, nella scelta dei set di dati e della progettazione del sistema, mettendo in atto misure per compensare tali dati.
Da ultimo, il Committee on Digital Economy Policy dell’OCSE ha completato le raccomandazioni sulla intelligenza artificiale, in occasione della riunione del vertice mondiale tenutosi a Dubai nel febbraio 2019. I membri dell’OCSE e i paesi partner hanno adottato ufficialmente una serie di principi intergovernativi sull’intelligenza artificiale, impegnandosi a soddisfare gli standard internazionali per garantire la progettazione di sistemi sicuri, equi e affidabili.
I principi sono stati adottati il 22 maggio 2019, coprono un’ampia gamma di questioni di policy, che investono sia attori pubblici sia privati, e che spaziano dalla crescita e benessere inclusivo e sostenibile ai valori incentrati sull’equità, trasparenza, divulgazione responsabile e sicura.
Pur riconoscendo che l’IA ha impatti globali diffusi e pervasivi, che stanno trasformando le società, i settori economici e il mondo del lavoro, e riconoscendo, altresì, che l’AI “promette” di migliorare la prosperità e il benessere delle persone affrontando le principali sfide globali, l’OCSE ha messo in guardia la comunità internazionale dal fatto che dette trasformazioni, se non governate, potrebbero avere effetti molto diversi a seconda della struttura dei paesi e tra un’economia all’altra, in particolare in termini di cambiamenti economici, concorrenza, transizioni nei mercati del lavoro, con ricadute negative sulle disuguaglianze e con conseguenze sulla democrazia, sui diritti umani, la privacy e la riservatezza dei dati e la sicurezza digitale.
Nelle linee guida si esortano i governi, in un’ottica di cooperazione internazionale, a considerare, e promuovere, investimenti pubblici a lungo termine e incoraggiare investimenti privati ​​nella ricerca e nello sviluppo, anche interdisciplinare, non solo per affrontare nuove sfide tecniche, ma per valutare le implicazioni di natura sociali, legali ed etiche relative all’IA.
Poiché l’intelligenza artificiale accresce il processo decisionale umano, i legislatori e i policymaker dovranno tenere conto dei rischi relativi, concependo sistemi regolatori atti a preservare il rispetto dei diritti umani e la tenuta stessa dello stato di diritto.

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L’INTERVISTA - "Lavoro e legalità: per una nuova cultura della sicurezza" - Conversazione con Anna Lapini, a cura di Paolo Castiglia

Lapini foto di Mario Spada per Trame

Quanto c’è bisogno oggi di cultura della legalità?
Oggi più che mai e per più di un motivo la cultura della legalità deve essere diffusa, restituendo però a questa parola, che spesso è abusata e svuotata di significato, un valore più alto e più profondo, che invece spesso è andato perso, come ci ammonisce Don Ciotti. Viviamo in una società nella quale le persone – e soprattutto i giovani – sono influenzati da messaggi veicolati (e amplificati, nel bene e nel male) attraverso i social. Per questo motivo Confcommercio ha scelto di comunicare i progetti per la legalità e la sicurezza che ha messo in campo attraverso linguaggi nuovi.

Quale rapporto sussiste tra la legalità e la responsabilità sociale d’impresa?

L’impresa ha di per sé un ruolo ed una responsabilità sociale: è sancito dall’art. 41 della Costituzione Italiana, che recita: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana ... “ A questo si ispira lo Statuto di Confcommercio che fra i principi ispiratori pone: “lo sviluppo sociale ed economico volto a contribuire al benessere di tutta la collettività attraverso un’economia aperta, competitiva e di mercato”.

Perché la prevenzione della criminalità è importante anche per le aziende?

Perché la criminalità è un costo per le aziende sane (e oneste). Dalle stime elaborate dall’ufficio studi di Confcommercio in occasione dell’ultima edizione della “Giornata Legalità mi piace” è emerso che la criminalità ha sottratto oltre 29 miliardi di euro di valore aggiunto ai negozi e i pubblici esercizi, una cifra che è cresciuta del 2,7% rispetto al 2017. Per Confcommercio – un’organizzazione di categoria che rappresenta in Italia oltre 700.000 imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e delle professioni – il tema è cruciale. La sicurezza e la legalità sono prerequisiti di sviluppo economico, e quando mancano questi prerequisiti è la sopravvivenza stessa delle imprese che è minacciata.

Progetti che spaziano su tanti temi della sicurezza e della legalità: ce ne racconta qualcuno?

Per il contrasto alla criminalità l’attività di Confcommercio – Imprese per l’Italia si articola su due filoni paralleli ma strettamente collegati fra di loro: la sicurezza, intesa come iniziative per la tutela delle imprese e degli imprenditori rispetto alle attività criminali e violente ai danni di persone o cose (rapine, furti, aggressioni, etc.), e la legalità, nel cui ambito sono ricomprese sia la diffusione della cultura del contrasto all’illegalità e dei valori del vivere civile, sia l’individuazione di strumenti per combattere fenomeni – quali il racket, l’usura, l’estorsione, la contraffazione, l’abusivismo, la corruzione – che inquinano il mercato e limitano la libertà imprenditoriale dei singoli.
Dal 2013, a novembre Confcommercio organizza la Giornata “Legalità mi Piace” – appuntamento annuale della Confederazione contro ogni forma di illegalità e contro tutti i fenomeni criminali – che mobilita l’intero sistema associativo con iniziative territoriali e di categoria. In occasione della Giornata della legalità vengono diffusi dati e analisi sui fenomeni criminali, elaborati dall’Ufficio Studi di Confcommercio e raccolti attraverso questionari anonimi compilati dagli stessi imprenditori.
L’impegno per la diffusione della cultura della legalità ha portato Confcommercio a condividere sin dalla sua ideazione il progetto del “Premio Giorgio Ambrosoli all’integrità responsabilità e professionalità”, che individua comportamenti virtuosi in contesti difficili, nel mondo delle imprese, della P.A. ma anche dello sport, del giornalismo, della scienza, etc. Il 24 giugno la cerimonia di consegna dei premi, al Piccolo teatro di Milano, quest’anno alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Premio Libero Grassi, rivolto agli studenti, ha il sostegno di Confcommercio, così come Trame, festival dei libri sulle mafie di Lamezia Terme (dal 19 al 23 giugno 2019)
Proprio a Trame lo scorso anno abbiamo lanciato il trailer della nostra web serie ironica “Il Titolare”, 4 episodi dedicati ai fenomeni criminali che maggiormente impattano sulle imprese (estorsioni, rapine, contraffazione/abusivismo, corruzione/burocrazia), per ridere non degli imprenditori, ma “con” gli imprenditori, sapendo, come recita lo slogan, che “se fosse facile non si chiamerebbe impresa”, ma che Confcommercio è al fianco di chi ogni giorno si cimenta in questo lavoro tanto meraviglioso quanto difficile.
Questa web serie si presta - per il linguaggio “leggero” che utilizza, il formato “veloce” (ogni episodio è di 3-4 min.), i canali di diffusione (Facebook, Youtube ed una pagina dedicata https://iltitolare.confcommercio.it/) ad essere e ad essere utilizzata come nostro “biglietto da visita” ed a portare a riflettere i giovani e tutti coloro che solitamente non frequentano i convegni o magari non leggono abitualmente i quotidiani. Poiché Confcommercio quest’anno ha sostenuto la Fondazione Falcone nella promozione e organizzazione delle celebrazioni del 23 maggio, un episodio è stato proiettato agli studenti anche sulla Nave della legalità.

La legalità anche in teatro con le scuole: cosa ci dice di questo nuovo modo di comunicare con i giovani?

Nel 2016 è stata lanciato il Progetto nazionale di educazione all’acquisto legale e responsabile “Fermiamo la contraffazione”, che utilizza la rappresentazione teatrale per sensibilizzare i consumatori e soprattutto le giovani generazioni, attraverso il coinvolgimento delle scuole, sui fenomeni illegali quali contraffazione e abusivismo. Quasi 10.000 studenti hanno assistito e partecipato attivamente alle 17 tappe organizzate in tutta Italia da Confcommercio che ha sostenuto la messa in scena dello spettacolo “Tutto quello che sto per dirvi è falso” (http://tuttofalso.org/) scritto da Andrea Guolo e interpretato da Tiziana Di Masi, inserendolo in un format nel quale si affrontano oltre alla contraffazione i diversi fenomeni criminali.
Per contrastare il fenomeno dell’abusivismo sulle spiagge, nel luglio del 2018 il progetto di educazione all’acquisto legale è stato declinato, in forma sperimentale, nella sua versione estiva, #TUTTOFALSO on the beach tour, che prevede la rappresentazione, in luoghi pubblici o stabilimenti di località balneari o turistiche dello spettacolo/flash mob “Niente di vero sotto il sole”. Tuttofalso on the beach tour ha visto otto tappe, dalla Costa dei Trabocchi, a Fossacesia, in Abruzzo, fino al litorale Veneto. E a luglio si replica.

“Gestire le emozioni: una difesa in più”, un nuovo progetto sulla sicurezza antirapina basato sulla gestione delle emozioni e destinato ai commercianti: come è stato accolto?

Ad aprile, in provincia di Chieti, c’è stato il “numero zero” di questo progetto sperimentale realizzato in collaborazione con Themis, centro ricerche socio-psicologiche e criminologico-forensi. Il progetto pone l’attenzione, attraverso dei workshop con piccoli gruppi di commercianti, sulla prevenzione di furti e rapine e sulle necessarie misure di sicurezza, fisiche ed organizzative, da adottare, ma soprattutto sulle emozioni e sul comportamento umano in situazioni di pericolo. La risposta è stata decisamente positiva perché questa iniziativa risponde pienamente ad una esigenza dei nostri associati: nonostante un diffuso senso di insicurezza e una percezione di diffusione dei fenomeni criminali, i nostri associati non vogliono difendersi da soli, ma prevenire ed essere pronti a gestire situazioni difficili se non drammatiche quale può essere una rapina.

Prossime sfide?

Una fra tutte, molto ambiziosa, ma ineludibile: contrastare la zona grigia, le infiltrazioni mafiose nelle imprese e nell’economia. È un terreno che stiamo scandagliando e approfondendo perché è nell’interesse di tutti, non solo del settore ma dell’intera collettività, fermare quei fenomeni che minano il tessuto imprenditoriale diffuso, trascinando, loro malgrado, gli imprenditori onesti – magari strozzati dalla crisi e dalla carenza di liquidità – in un mercato falsato ed avvelenato nel quale le organizzazioni criminali giocano “sporco”.

Sul sito pubblico di Confcommercio il tema della legalità e della sicurezza ha un’apposita area, divisa in diverse sezioni, con informazioni istituzionali, dati, analisi, approfondimenti e le ultime news: http://www.confcommercio.it/-/confcommercio-per-la-legalita-e-la-sicurezzamercio-per-la-legalita-e-la-sicurezza

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PROGRAMMA IL FUTURO - "Comunicare on-line in modo sicuro" - A cura di Reputation Agency

guida

La nuova guida nel percorso di cittadinanza digitale consapevole di Programma il Futuro

Informatica e consapevolezza digitale sono le parole chiave di Programma Il Futuro, il progetto realizzato dal CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale Informatica) in accordo col MIUR (Ministero Istruzione, Università, Ricerca) per diffondere nelle scuole le basi scientifiche dell’informatica.

L’edizione 2018-19 del progetto, la quinta, ha potenziato il lavoro sulla cittadinanza digitale, partendo dal principio che la formazione di base sull’informatica deve andare di pari passo con l’uso consapevole delle tecnologie digitali, cosa non affatto scontata, soprattutto tra i giovanissimi che ‘smanettano’ brillantemente ma non sempre sono pienamente consapevoli dei rischi ai quali possono esporsi sul web (danni alla privacy, ciberbullismo, molestie in rete, etc.).

Per questo il progetto nato per fornire alle scuole una serie di strumenti semplici, divertenti e facilmente accessibili per formare gli studenti ai concetti di base dell’informatica, ha cominciato dallo scorso anno a sviluppare anche l’area della consapevolezza, producendo un’apposita guida per le scuole primarie (https://programmailfuturo.it/come/cittadinanza-digitale/cittadinanza-digitale-primaria/il-mio-quartiere-digitale) e una per apprendere come funzionano i computer (https://programmailfuturo.it/come/cittadinanza-digitale/come-funzionano-i-computer/introduzione).
A dimostrazione dell’interesse per questa tematica, le guide alla cittadinanza digitale consapevole realizzate da Programma il Futuro sono state scaricate quest’anno da più di 20.000 tra insegnanti e genitori (https://programmailfuturo.it/come/cittadinanza-digitaleome/cittadinanza-digitale).

La guida “Comunicare in modo sicuro” è la prima di una serie rivolta alle scuole secondarie di primo grado. Il materiale educativo è stato realizzato da Common Sense (organizzazione americana no profit che si occupa di educare giovani, genitori e docenti ad un uso competente dei media) e adattato in italiano da Programma il Futuro.

Si tratta di una guida che riconosce i benefici degli strumenti di comunicazione su Internet, ma allo stesso tempo aiuta gli studenti a considerare i possibili scenari di rischio, come il gestire situazioni di relazioni inopportune in rete, e fornire gli strumenti per poterli gestire.

Nelle relazioni online, è possibile distinguere una serie di comportamenti che, come in un crescendo, possono essere classificati da “non troppo pericoloso” a “molto pericoloso”, che vanno dal ricevere messaggi indesiderati, che possono poi contenere anche allusioni sessuali, fino a richieste di incontro vero e proprio.
È importante, quindi, guidare gli studenti nel percorso di conoscenza, in modo interattivo, cercando di stimolarli sull’argomento. Questo è l’approccio della guida.

Gli studenti vengono invitati a porsi delle domande per capire se una certa situazione di relazione on line li sta mettendo a disagio in qualche modo. Inoltre, vengono rassicurati sul fatto che ci sono sempre soluzioni a portata di mano che possono essere usate in caso di bisogno.

Per ogni lezione sono disponibili i seguenti documenti:
• il piano di lavoro della lezione,
• del materiale di approfondimento per l’insegnante,
• una o due esercitazioni,
• le versioni delle esercitazioni commentate per l’insegnante,
• la verifica,
• la versione della verifica commentata per l’insegnante.

È anche prevista una scheda di consigli utili per i genitori ed un’altra per svolgere delle attività insieme in famiglia.

Per saperne di più vedi https://programmailfuturo.it/come/cittadinanza-digitale/cittadinanza-digitale-secondaria/comunicare-in-rete-in-modo-sicurocome/cittadinanza-digitale/cittadinanza-digitale-secondaria/comunicare-in-rete-in-modo-sicuro
I risultati di Programma il Futuro per l’anno scolastico 2018-2019 sono stati presentati al MIUR il 17 giugno.
L’iniziativa ha coinvolto ben l’80% degli istituti scolastici, con più di 2,5 milioni di studenti coinvolti, 38 milioni di ore di codice svolte (con una media di 15 ore per studente) e oltre 53 mila insegnanti e studenti iscritti alla piattaforma.
Il 17 giugno, nella sala Aldo Moro presso il MIUR, sono state premiate le 13 le classi vincitrici del concorso “Programma una Storia 2019”, proposto da Programma il Futuro per stimolare bambini e ragazzi ad esprimere la propria creatività con le tecnologie digitali (https://programmailfuturo.it/progetto/concorso-2019progetto/concorso-2019).
Le risorse assegnate ai vincitori del concorso (laboratori didattici e kit di robotica) sono state messe a disposizione da Eni (mecenate) ed Engineering (benefattore).
Il progetto si avvale anche del sostegno di SeeWeb (donatore classic); TIM (sostenitore); del supporto di ANDINF e ANP e del patrocinio di Conf
Artigianato e Confindustria Digitale.

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SALUTE E SICUREZZA - "L'impegno dell'EU-OSHA sulla sicurezza e salute sul lavoro" - a cura di Reputation Agency

eu oshaIn attesa dell’Healthy Workplace Summit 2019, a Bilbao il 12 e 13 novembre

La campagna dell’Agenzia Europea per la Salute e Sicurezza sul Lavoro è in dirittura d’arrivo: pochi mesi ci separano dalla conclusione del biennio dedicato all’importante tema della gestione delle sostanze pericolose nei luoghi di lavoro.
Ma è ancora molto ricco il panorama di appuntamenti dedicati all’argomento: a questo tema infatti i Paesi europei, già solitamente molto attivi, sembrano prestare particolare attenzione. Il loro impegno ha dato vita a un fitto calendario in cui si susseguono seminari, workshop, conferenze ma anche corsi di formazione specifici ed eventi che spaziano toccando temi limitrofi, nell’ottica di un approccio globale alla salute e sicurezza sul lavoro (https://healthy-workplaces.eu/it/media-centre/events).
La stessa Agenzia Europea sta dedicando un’attenzione speciale al tema delle sostanze pericolose, confermando le premesse della campagna in cui sottolineava l’urgenza di affrontare la materia, per il suo forte impatto sulla forza lavoro e sul benessere psicofisico dei lavoratori. Ne è l’esempio l’evento organizzato lo scorso marzo a Bruxelles, che ha visto anche nostra rivista tra i protagonisti dell’evento (https://healthy-workplaces.eu/it/media-centre/news/good-practice-exchange-event-2019-campaign-partners-share-their-thoughts-healthy-1). Durante la manifestazione è stato dato ampio risalto non solo allo scambio di buone pratiche sulla gestione delle sostanze pericolose, ma anche alle modalità di comunicazione più efficaci rispetto all’argomento.

L’impegno dell’Agenzia e di tutti i partner e media partner aderenti proseguirà a ritmo sostenuto fino alla fine dell’anno, per culminare nell’evento di maggior rilievo della campagna: il 12 e il 13 novembre a Bilbao è infatti previsto l’Healthy Workplace Summit 2019, durante il quale si confronteranno esperti e referenti istituzionali in merito ai principali nodi legati alla gestione delle sostanze pericolose nei luoghi di lavoro, nonché sulle tendenze più diffuse, nell’ottica di un miglioramento continuo (https://healthy-workplaces.eu/it/media-centre/events/healthy-workplaces-summit-2019-healthy-workplaces-manage-dangerous-substances). Durante il Summit verranno premiate le aziende e le organizzazioni che hanno presentato la loro candidatura per il Premio Buone Pratiche, riconoscimento giunto alla 14a edizione, che ha come obiettivo quello di dare risalto alle iniziative che si sono contraddistinte per una migliore gestione attiva delle sostanze pericolose a lavoro, valorizzando innovazione ed eccezionalità degli approcci adottati (https://healthy-workplaces.eu/it/get-involved/good-practice-awards).

Quest’anno, oltre a ricorrere i 25 anni della fondazione dell’EU-OSHA, si festeggiano i 10 anni dell’Healthy Workplaces Film Award. Il Premio si svolge in collaborazione con il Festival internazionale di Lipsia per i documentari e i film d’animazione ed ha l’obiettivo di accogliere i migliori film su tematiche inerenti il lavoro e le condizioni di lavoro che pongano l’accento sull’essere umano come attore di un mondo del lavoro in cambiamento. Il primo anno in cui venne introdotto il premio per la categoria “Healthy Workplaces” è stato il 2009, pertanto quest’anno ricorre il suo decennale, ed è ancora possibile presentare la propria opera. Il film vincitore, oltre ad aggiudicarsi un premio di 5000 euro, verrà sottotitolato e diffuso in tanti paesi europei (https://healthy-workplaces.eu/it/media-centre/news/10-years-healthy-workplaces-film-award-dok-leipzig-festival).

I prossimi sei mesi saranno quindi molto intensi per la campagna “Ambienti di lavoro sani e sicuri in presenza di sostanze pericolose”. Per tutte le aziende che vogliono saperne di più, l’EU-OSHA mette a disposizione approfondimenti tematici, casi studio, una guida elettronica e molteplici infografiche, arricchendo periodicamente il proprio materiale grazie anche alla traduzione in diverse lingue. È possibile seguire l’andamento della campagna attraverso il sito dedicato (https://healthy-workplaces.eu) e i canali social dell’Agenzia (https://healthy-workplaces.eu/it/media-centre/social-media-centre).

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REPUTATION today - anno V, numero 21, giugno 2019

Direttore Responsabile: Giuseppe De Paoli
Responsabile Scientifico: Isabella Corradini
Responsabile area Sistemi e Tecnologie: Enrico Nardelli
Redazione: Ileana Moriconi
Grafica: Paolo Alberti

Pubblicazione trimestrale registrata presso il Tribunale di Roma il 13/02/2014 n. 14

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via Veturia 44- 00181 Roma
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La bibliografia sarà riportata in ordine alfabetico rispettando le abbreviazioni internazionali.
La Direzione, ove necessario, si riserva di apportare modifiche formali che verranno sottoposte all’Autore prima della pubblicazione del lavoro.

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