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Martedì, 22 Dicembre 2020 09:42

Il cambiamento: l’informatica prima del digitale In evidenza

Intervista ad Enrico Nardelli, Presidente di Informatics Europe

A cura di Giuseppe De Paoli

Pubblicata sul numero 27/2020 di Reputation Today

La Commissione Europea ha lanciato il Piano d’azione per l’istruzione digitale 2021-2027. Quali sono le priorità di questa strategia?

Intanto diciamo che si tratta di un’importante iniziativa volta ad aumentare la sensibilizzazione e la formazione sui temi del digitale, ormai generalmente riconosciuto come un indispensabile motore di sviluppo per qualsiasi paese.
L’Unione Europea riconosce l’importanza di favorire un’istruzione ed una formazione digitale di qualità e ha indicato due importanti priorità, tra loro correlate.
La prima è fornire abilità e competenze digitali di base, sin dai primi anni di scuola, attraverso l’alfabetizzazione digitale, l’informatica e una buona conoscenza e comprensione di tecnologie “data-intensive” come l’intelligenza artificiale.
La seconda è quella di potenziare le abilità e le competenze digi-tali avanzate, per aumentare il numero di specialisti e di ragazze e donne che scelgono studi e carriere nel digitale (https://ec.europa.eu/education/sites/education/files/document-library-docs/deap-factsheet-sept2020_en.pdf).

Quello della Formazione è anche uno degli obiettivi di Informatics Europe, l’associazione europea, da lei presieduta, che raggruppa dipartimenti universitari e centri di ricerca in informatica.

Certamente. La formazione, non solo scolastica, è un elemento prioritario per noi, tanto che abbiamo fatto nascere una coalizione con altre associazioni europee nell’ambito digitale, denominata ”Informatica per Tutti” (Informatics for All https://informaticsforall.org).

La tecnologia digitale, se ‘’impiegata in modo capace, equo ed efficace’’ come chiede l’Ue, può dare vita ad una formazione inclusiva e di elevata qualità Cosa occorre fare per arrivare a questo obiettivo?

Bisogna lavorare alacremente verso quelle figure, insegnanti, educatori e formatori, che sono gli interlocutori diretti degli studenti nelle scuole e prepararle per l’insegnamento dell’informatica, ricordandoci che questa è la disciplina scientifica attraverso la quale è possibile comprendere il mondo digitale.
Quindi, così come nel secolo passato, per la comprensione e lo sviluppo della società industriale, abbiamo introdotto nelle scuole l’insegnamento di fisica, chimica e biologia, oggi dobbiamo procedere, allo stesso modo, con l’informatica formando cittadini in grado di agire in modo consapevole nella società digitale
L’Informatica, disciplina di interesse trasversale, offre un punto di vista aggiuntivo a quello di altre discipline ed è utilissima per analizzare e affrontare situazioni e fenomeni. Per questo diciamo che tutti gli studenti dovrebbero avere accesso ai suoi principi base già a partire dalla scuola primaria.

Il Parlamento Ue ha approvato il Recovery Fund che potrebbe essere una grande opportunità anche per la digitalizzazione del Paese visto che il 20% dei fondi sarebbero dedicati allo sviluppo della cultura digitale. Cosa ne pensa?

Parlare di cultura digitale implica necessariamente il partire dalla scuola e questo significa che, considerato quanto detto prima, le competenze informatiche devono essere messe al centro della nostra strategia nazionale, se vogliamo davvero migliorare la digitalizzazione del paese.
In questi anni abbiamo sviluppato tante iniziative, dagli animatori digitali ai laboratori di making, ma ad oggi i risultati raggiunti, pur importanti, non bastano.
Lo abbiamo visto durante la pandemia di marzo, quando molti docenti, genitori e lavoratori si sono trovati nelle difficoltà di utilizzare piattaforme digitali con le quali non avevano alcuna dimestichezza.

Resta molto da fare...

Si. Molti stentano ancora a comprendere che informatica e digitale non sono la stessa cosa: “digitale” si riferisce alla rappresentazione di un dato mediante un simbolo numerico, mentre “informatico” si riferisce alla capacità di elaborazione automatica dei dati ed è una disciplina scientifica.

La Commissione Ue sta per varare apposita certificazione che garantisca il rispetto delle norme e delle leggi anche da parte dei sistemi di intelligenza artificiale che devono essere ‘’trasparenti e controllabili”. Qual è lo stato dei lavori dal suo punto di vista?

L’Europa, giustamente, ha su questi temi un atteggiamento di grande prudenza. riguardo all’impatto sociale e etico della Intelligenza Artificiale. Però ritengo che ci sia un’enfasi eccessiva, a volte, su questi temi.
Soprattutto è necessario capire che queste problematiche, che possiamo chiamare genericamente di “impatto sociale”, non sono relative solo all’IA ma in generale a qualunque sistema digitale.
“La tecnologia non è neutrale. Trasmette sempre una visione del mondo.’’ Di conseguenza può essere usata per promuovere libertà e vero sviluppo oppure il suo esatto contrario.
Il Manifesto per l’Umanesimo Digitale (DigHum https://dighum.ec.tuwien.ac.at/), ribadisce un sano principio: che si tratti di Intelligenza Artificiale o altro, le tecnologie vanno comunque riportate al servizio degli esseri umani, e non il contrario.
Ne abbiamo discusso ad ottobre con un meeting internazionale, presso il Politecnico di Milano a cui hanno partecipato anche esperti di aspetti sociali e di comunicazione, proprio per arrivare ad una visione ‘olistica’ dell’Informatica.

Chiudiamo con la discussa questione dei dati, decisamente rilevante per la nostra esistenza, come ci ha bruscamente ricordato l’emergenza CoVid. I nostri dati possono servire alla medicina, alla sicurezza, alla lotta contro le epidemie ma possono essere utilizzati anche con modalità non trasparenti mettendo in discussione la nostra privacy. Alla luce degli ultimi sviluppi possiamo considerare la nostra privacy sufficientemente protetta?

È soprattutto un problema culturale: la crescente ed ormai ubiqua digitalizzazione della società, che per certi versi è una benedizione, ha come contropartita quella di averci trasportato in un mondo immateriale rispetto al quale i nostri organi di senso non sono sempre sufficienti.
Mentre nel mondo fisico siamo in grado di accorgerci “naturalmente” di situazioni di pericolo o scenari che possono evolvere in tale direzione, nel mondo digitale non abbiamo ancora avuto modo di sviluppare tali capacità.
Anche per questo serve investire molto nell’istruzione e nella formazione a tutti i livelli. E questo è uno dei punti chiave dell’azione di Informatics Europe.

Enrico Nardelli professore ordinario di Informatica al Dipartimento di Matematica di “Tor Vergata” e presidente di Informatics Europe. Coordina il progetto Programma il Futuro attuato dal CINI, Consorzio Interuniversitario Nazionale di Informatica, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, volto a sperimentare l’introduzione strutturale nelle scuole dei concetti di base dell’informatica (pensiero computazionale).
È membro del Consiglio Direttivo del CINI, e membro del Comitato Direttivo di ACM Europe, la branca europea dell’Association for Computing Machinery, la più grande associazione internazionale di professionisti e studiosi di Informatica.

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