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Venerdì, 04 Ottobre 2019 11:03

Esperienze formative in realtà virtuale In evidenza

Intervista a Monica Neboli, Manager responsabile Metodologie Innovative formazione Eni Corporate University

A cura di Giuseppe De Paoli

Pubblicata sul numero 22/2019 di Reputation Today

Le tecnologie virtuali offrono nuove opportunità per la formazione. In quali ambiti ritiene che possano dare un effettivo contributo?

Il potenziale delle tecnologie virtuali applicate alla formazione è talmente ampio da essere considerato ormai un nuovo paradigma nell’apprendimento. Ogni anno questo trend è in costante crescita e finalmente inizia nelle aziende a prendere gradualmente piede un utilizzo massivo. Basti pensare ad alcuni esempi rilevanti come Walmart che ha recentemente utilizzato 17.000 visori Oculus Go per formare tutto il proprio customer service, e come l’esercito americano che ha siglato un accordo con Microsoft per l’utilizzo degli Hololens nella propria formazione. Il grande vantaggio di queste soluzioni immersive è che consentono di vivere “un’esperienza reale e concreta” in qualsiasi tipo di situazione anche quelle potenzialmente non replicabili nella vita reale. E pensare che non si tratta di esperienze nuove nel mondo della formazione: i primi simulatori di volo interattivi a colori e in tempo reale furono introdotti dalla Nasa negli anni 60. L’enorme diffusione che vediamo negli ultimi anni della realtà virtuale è dovuta principalmente all’evoluzione tecnologica e alla diffusione dei dispositivi mobili; oggi basta avere uno smartphone ed un visore per essere portati in un mondo virtuale. Gli esperti di settore ritengono che nel giro di 20 anni le tecnologie virtuali faranno parte del nostro quotidiano.

I campi di applicazione nella formazione sono innumerevoli: dalla formazione tecnica con particolare attenzione alla sicurezza operativa, alla formazione HSE, a quella comportamentale e alle soft skill in generale. Direi che non ci sono ambiti in cui escluderei a priori l’utilizzo di soluzioni immersive. Quali sono le esperienze di Eni al riguardo?

Eni ha fatto in questi anni notevoli passi in avanti nell’utilizzo delle tecnologie immersive applicate alla formazione con iniziative progettuali che fanno parte del più generale programma di trasformazione digitale in corso nella nostra azienda. Chiaramente questa metodologia si integra all’interno delle altre modalità formative e non le sostituisce ma sicuramente le completa efficacemente. Mediante la realtà virtuale è stato ad esempio riprodotto integralmente un impianto di perforazione sul quale vengono riproposti diversi scenari, dalla camminata virtuale a varie situazioni operative e di emergenza, per sperimentare l’impianto prima di salirvi a bordo. Altre esperienze sono state fatte per il miglioramento della sicurezza e della salute degli operatori. Queste nuove tecnologie digitali in ambito sicurezza costituiscono i pilastri della strategia dell’azienda nel processo di innovazione. Ne è un esempio il progetto Smart operator che ha l’obiettivo di dotare gli operatori di impianto di tecnologie avanzate per l’operatività e l’addestramento. Sempre in ambito HSE stiamo inoltre progettando, con una start up specializzata nello sviluppo di scenari di eXtended Reality applicati alla formazione, dei simulatori fruibili da device mobili con una forte componente di game. Questo solo per citare alcune delle varie iniziative in corso.

Che tipo di ambienti e strumenti utilizzate?

Gli ambienti e gli strumenti che utilizziamo sono diversi in funzione del grado di immersività che si vuole ottenere, dell’obiettivo formativo e del target. La formazione tecnica e HSE vede un maggiore utilizzo di soluzioni virtuali tradizionali, di simulatori ad alto realismo con scenari multipli e multiutente; ma si stanno anche sperimentando scenari meno immersivi fruibili da device mobili e quindi con un buon potenziale di scalabilità su fasce ampie di popolazione. Nella formazione comportamentale e legata alle soft skill invece gli strumenti che utilizziamo spaziano dai video 360 ad ambienti portabili in cui co-esistono il fisico ed il virtuale, realizzati con proiettori e video camere touch tracking, dove l’interazione è fisica ed in tempo reale. Infine nella formazione sincrona a distanza facciamo uso di sale, realizzate ad hoc e dotate di tecnologie avanzate prese a prestito dal mondo dei media, che consentono di erogare webinar particolarmente efficaci combinando video live, set virtuali ed effetti speciali.

Avete riscontrato elementi di criticità? Come li avete gestiti?

Alcune di queste tecnologie richiedono ancora tempi e costi di realizzazione piuttosto importanti ecco perché stiamo in parallelo sperimentando soluzioni diversificate. Dal punto di vista dei discenti, invece, l’evoluzione digitale sta rendendo queste tecnologie sempre più user friendly. Un esempio è l’effetto motion sickness, ossia quella sensazione di stordimento, disorientamento o nausea che può colpire un soggetto durante o nelle fasi immediatamente successive all’utilizzo di un Head Mounted Display (HMD): molto evidente nelle prime soluzioni inizialmente sperimentate sta via via diminuendo ed in alcuni casi è veramente impercettibile.

Qual è l’efficacia in termini di apprendimento?

Noi siamo ancora in fase di studio su questo tema, ma siamo ottimisti sulla base delle evidenze prodotte dal mercato. Wallmart, ad esempio, ha affermato che la percentuale di retention di nuove informazioni è aumentata del 10-15% rispetto alla formazione tradizionale. In generale è dimostrato che la formazione esperienziale, cui comunque possiamo ricondurre anche quella immersiva, accresca la qualità dell’apprendimento e consenta di arrivare ad un livello di retention superiore al 70-75%.

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